Così come nel film la “Finestra sul cortile” mi sono trovato anche io per caso ad assistere ad un avvenimento inquietante, fortunatamente senza avere le gambe rotte come James Stewart nel film di Hitchcock.
Ho semplicemente sintonizzato la tv su “Pomeriggio 5” condotto dalla riprovevole Barbara d’Urso.
Ad un certo punto la figlia di uno dei due carabinieri colpiti da Preiti (quello che sparò loro durante il giuramento dell’attuale governo) e poi il carabiniere stesso in collegamento, hanno parlato con la gongolante padrona di casa di volta in volta compresa (momento drammatico), lieta (momento felice) e comunque sempre falsa come gli zigomi di Stefania Orlando e una laurea di Oscar Giannino.
La questione è: cosa spinge la gente a partecipare a questa trasmissione che, senza “se” e senza “ma”, è un prodotto così schifoso da poter diventare paradigma per le future generazioni acciocché imparino, onde evitarla, cos’è la vera cancrena della cultura?
Forse lo fanno solo perché è la “televisione” purchessia, ma io non ce la faccio a pensare che le persone non si rendano conto di che zozzeria è quella roba e di come più che un diniego meriterebbe un bulldozer a spianare il tutto.
Ciliegina sulla torta, è c’era anche il segretario di Rifondazione Comunista Paolo Ferrero. Perché c’è andato? Perché anche gli spettatori di Pomeriggio 5 sono cittadini? Perché anche loro votano? Perché bisogna parlare a “tutti”?
So che sulla mia intolleranza ci devo lavorare (e per quando avrò raggiunto l’illuminazione Zen, forse non solo la tv ma anche il mondo così come lo conosciamo non ci sarà più) però per adesso io mi incazzo, mi sorprendo e mi indigno per il fatto che ci sia gente che non si pone il problema, ma anzi ritiene Barbara D’Urso ed il suo programma un luogo degno di esistere.
