martedì 28 gennaio 2014

La Memoria spiegata a un bambino.




Perché si celebra il giorno della Memoria?

Perché un po’ di tempo fa, delle brutte persone hanno fatto del male a tante altre persone.

E cosa avevano fatto quelle persone?

Niente. Cioè, mettiamo che tu e il tuo amichetto Marco, che avete entrambi i capelli scuri, a me diate fastidio perché siete mori. Io prendo, vi porto giù in cantina e vi ci lascio.

Ma è una cosa brutta brutta…

Appunto. Non si fa. E non si deve fare più. Mai più. E si deve ricordare perché non accada mai più. Anzi bisogna stare attenti perché ci sono anche oggi persone brutte che dicono che le persone brutte di allora, hanno fatto bene o in fondo non così male. Non bisogna avere dubbi: mai più.

Ma la maestra a scuola ha detto che le persone non quelle brutte erano ebrei, che vuol dire?

Ora te lo spiego ma per quanto riguarda il giorno della memoria poco importa: tu tieni solo bene a mente che ci sono state brutte persone che hanno fatto del male ad altre persone. Basta questo.


Salvaci dal bene, amen.




Se prendete come un “segno” un corvo ed un gabbiano che attaccano la colomba lanciata dalla finestra del Papa, durante l’Angelus, siete in trappola.

Se poi per esorcizzare questo segnale vi fate istintivamente o consapevolmente il “magico” segno della croce allora siete in trappola doppiamente.

Il discorso è sempre quello: fede o non fede.

Ok, avere “fede” spesso in certi casi aiuta ma è innegabile che seguire una religione porta inevitabilmente ad avere dei vincoli.

Teoricamente (ma non è vero) le religioni sono tese al "bene" ma ogni religione ha i suoi precetti e di base si regola su un sistema di premi e punizioni. Una cosa tipo: “Se fai del male vai all’Inferno, se fai del bene vai in Paradiso”.

Anche le religioni che prevedono la reincarnazione seguono questo meccanismo per cui se fai bene vai avanti nel percorso, altrimenti stai fermo un giro, oppure fai un passo indietro. Per evitare equivoci: il Monòpoli non è una religione.

La conseguenza di questi dettami è la limitazione della libertà quindi per avere benefici, o per evitare malefici iniziamo a crearci un mondo di condizionamenti che ha il suo massimo picco nella credenza che qualcuno o qualcosa “porti male”.

Ecco, qui non si tratta più di rispettare la fede o lasciare che chi “crede” faccia come vuole perché questa roba crea danni ed invade anche la mia libertà.

Pensare che un corvo ed un gabbiano che attaccano una colomba sia un presagio non fa del male a nessuno, però nel momento in cui le religioni saranno relegate a piccoli circoli di nicchia così come meritano, di danni, nel mondo, ce ne saranno di sicuro ancora meno.


mercoledì 15 gennaio 2014

Che due Marò.




Dato che in questa rivoluzione "da social" (che annovera tra le sue fila molti partigiani col mouse sempre in resta), ci si occupa in modo random della faccenda dei due Marò salvo poi dimenticarsene prima dell'aperitivo, adesso che non se ne parla vi dico come la penso io. 
  
Ogni tanto viene fuori che il “governo” Indiano (in realtà magari è il Pubblico Ministero che ha ipotizzato la richiesta, ma in genere è addirittura una bufala) “vuole” per i due Marò la pena capitale.

Bene. Non è che per il fatto di essere italiani i due hanno ragione a prescindere.

Non è che per il fatto di essere italiani io debba dargli tutta la mia solidarietà.

Italiano io lo sono per caso, perché sono nato qui, ma se questi due hanno commesso un reato e per di più grave come l’omicidio, e non per difesa, meritano una condanna.

Se il paese che li detiene prevede la pena di morte è padronissimo di applicarla ai due rei se ritenuti tali.

Poi è ovvio che la pena di morte deve essere abolita in tutto il pianeta senza "se" e senza "ma", però è un dibattito che va fatto indipendentemente dal caso specifico.

Ferme restando queste premesse io non scendo certo in piazza a bruciare le bandiere indiane perché i due arrestati sono italiani o peggio ancora perché sono due nostri militari che difendono per noi una presunta pace o patria.

Il Mondo è un po’ più grande di come lo intendono quelle persone pronte ad indignarsi (sempre via Facebook, è chiaro) non appena leggono una cosa che gli “altri” fanno nei confronti dei “nostri”.

Ecco, è questa divisione spicciola e palliativa che sarà difficile da superare perché “noi” e “loro” sono ripartizioni rassicuranti spesso di comodo e ancora più sovente sbagliate.
Io sono un maschio, italiano, di Roma, cinquantenne ma càpita che con parecchi esponenti di ognuna delle quattro categorie io non abbia e non voglia nulla a che spartire.