sabato 30 novembre 2013

Matrimoni gay.




La questione dei “matrimoni” gay, ovvero della legalità/ufficialità delle unioni tra persone dello stesso sesso, è un dibattito che con il solo fatto di esistere dà la misura dell’arretratezza nonché piccolezza di mentalità del Paese in cui il dibattito avviene.

Più precisamente la misura “della democrazia e della politica” del Paese in cui la questione è oggetto di controversia.

È ovvio che il tema è “caldo” in nazioni come l’Italia dove il cattolicesimo ha dominato per secoli permeando della sua chiusura mentale nonché della sua cultura del Terrore (Inferno? Nascere già col Peccato?.. maccheccazzostateaddì!) oppure nel mondo islamico dove sono messi ancora peggio.

L’errore che si fa qui in Italia, comunque, è usare la parola “matrimonio”, che richiama quello in chiesa. Dato che quello è un club dove possono seguire le regole che vogliono, perché rompere le scatole a loro? Anzi, quel mondo là, papa Bergoglio compreso, andrebbe trattato come l’Abre Magique in una macchina, invece gli si dà l’importanza delle ruote.

Vero è che gli accordi e gli scambi tra poteri forti si fanno realmente sulle terrazze di piazza Navona, dove alla cena organizzata dalla nota giornalista radical chic, intervengono il cardinale, il direttore generale della TV di Stato, il banchiere, l’editore, il palazzinaro e il ministro, che con un “sì” o con un “no” reciproco smuovono milioni, consensi ed equilibri. È più o meno tutto lì.

Ora, se una coppia di gay si sposa, naturalmente non toglie nulla alle unioni etero (perché, dimenticavo, il nocciolo della questione è tutto qua, nessuno si batte o contesta unioni e “patti” di mutuo soccorso tra amici anziani o di altra natura, il problema è solo con i “froci”, punto), quindi si potrebbe provvedere in trenta secondi a cambiare le cose ottenendo di colpo circa un milione di vantaggi.

Che nel dibattito tra gli aspiranti segretari del Pd questa sulle unioni omo sia stata, nel 2013, tra le domande poste ai candidati la dice lunga su come siamo messi.

P.s. dato che Berlusconi c’entra sempre, l’ascesa al potere di quel pisello semovente è stata conseguenza (e poi concausa) del punto in cui è l’atteggiamento della gente nei confronti delle cosiddette “coppie di fatto”.

martedì 19 novembre 2013

Numeri.




Lavorando in tv capita che quando, riferendomi ad un programma o ad un personaggio quali Maria De Filippi o la D’Urso, faccio una critica sottile e circostanziata come: “È il male” oppure “Devono chiuderli ora, ma dentro una cassa in fondo al lago”, spesso mi senta replicare: “Sì, ma lo vedono in tanti…” oppure “Sì, ma fa i numeri”.

Ecco, “i numeri”. Sicuramente viviamo nell’era della pubblicità che tutto domina pertanto ciò che “viene visto” ha valore assoluto indipendentemente dalla qualità o dal messaggio che porta, poiché la Barilla o chi per essa mira ad arrivare al maggior numero di persone possibile ed è disposta a pagare questa visibilità svariate migliaia di euro al secondo. Quindi: teste=soldi.

Questa mentalità purtroppo è la molla che spesso spinge le persone a “fare” e al di là di una ragionevole questione di sopravvivenza e senza voler diventare un kamikaze, ritengo che la pietosa bugia/leggenda metropolitana inventata per i maschi dalle donne (bontà loro) cioè che le “dimensioni non contano” vada tramutata in preziosa filosofia e fortemente praticata. Questa cosa va applicata in tutti i campi che non siano il sesso naturalmente, unica deroga per non avere (o essere) delle larve umane depresse che girano per casa.

Per il resto, avere il televisore più grande che ci sia sul mercato, a meno che non siate Citizen Kane, è un’emerita cazzata. Spesso è più grande la tv della parete del salotto e dopo due giorni le rètine sono sfatte come Morgan dopo un tuffo nelle amfetamine.

Stesso discorso per l’automobile (che non importa quanto sia accessoriata bensì che sia grossa come lo Shuttle) per la quantità di prestigio e/o invidia che può suscitare un oggetto o un vestito, per il numero di consensi ricevuti, ecc…

Il punto è che spesso la gente è facilmente manipolabile, non ha voglia/tempo/strumenti (o le tre cose insieme) per crearsi un gusto, quindi reagisce in base a stimoli primitivi e basici tipo: cibo, cacca, nanna, sesso, paura.

Spesso uno solo di questi quattro elementi o relative combinazioni, decretano il successo di un programma, un libro, un film o altro. Non sempre i numeri hanno ragione, usarli come parametro unico ci ha portato in Italia alla situazione culturale media odierna e nel mondo alla situazione catastrofica in cui ci troviamo. Forse è tardi ma vale la pena provarci ancora e dire: “Quella è merda” nonostante i numeri.

sabato 9 novembre 2013

“Baby” prostitute.



La questione è complessa ed anticipo subito che questo post potrebbe suscitare aspri commenti ma solo se non riuscirò a spiegarmi bene, pertanto in caso sarà solo colpa mia.

Punto primo: i maschi sono quasi tutti porci (secondo il punto di vista femminile che condisce quasi sempre il sesso con l’amore). Più o meno è vero, poi c’è chi è un po’ più evoluto e razionale quindi si domina.

Punto secondo: le femmine, in moltissimi casi, sono portate ad approfittare del punto uno per ottenere più o meno facilmente qualcosa: beni materiali, compagnia, consenso, stima, lavoro, ecc…

Punto terzo: la legge della domanda e dell’offerta ahimé è quasi irrisolvibile al pari della faccenda dell’uovo e della gallina.

Punto quarto: se un pitbull azzanna qualcuno a Matera non vuol dire che TUTTI i pitbull azzannino oppure che ogni Materano sia stato azzannato.

Ciò detto, quello che vorrei sottolineare a margine del caso di cronaca che desta scandalo, sconcerto, scoramento per i tempi che stiamo vivendo e paura nelle mamme (perché ai papà non gliene frega niente: lavoro, partita e macchina, giusto?), è una cosa più “universale” ovvero che le mamme considerano le 14enni “bambine” e secondo me sbagliano.

Una femmina di 13 anni (e a maggior ragione di 14) non è una bambina ma soprattutto non si sente tale.

Con questo NON intendo dire che possono/devono fare sesso, specialmente prostituendosi e per di più per una ricarica o il pieno al motorino.

Io ritengo che le madri siano state “condannate a partorire con dolore” non nel senso delle doglie ma nel senso di soffrire tutto ciò che viene dopo, cioè la crescita di una persona che via via non sarà più LORO. Ma le mamme di questo difficilmente se ne rendono conto perché tenderanno sempre a considerare l’età effettiva dei “pargoli” con la virgola spostata per cui 35 anni diventano 3,5.

Assodato che una adolescente si percepisce onnipotente ma è al tempo stesso fragilissima, penso che per conquistare la sua fiducia ed evitare che faccia più cazzate (o più gravi) del normale, le madri dovrebbero trattarle da “quasi adulte”, con un misto di autorevolezze ed amicizia che consenta loro di proteggerle ma a distanza.

Difficilissimo, certo, ma perché le 45-50enni di oggi che dovrebbero averli, gli strumenti, a volte sembra che la gravidanza abbia cancellato loro la personalità? Sono solo “mamme di”? Immagino e penso che nei 14 anni successivi alla nascita le madri non abbiano praticamente più dormito quindi c’è poco da filosofeggiare…

Riguardo i papà, loro già le trattano da adulte, le loro figlie, infatti fin dalla nursery pensano allo stronzetto che gliele porterà via. Le figlie degli altri invece alcuni le trattano più che da adulte e questo non ha alcuna giustificazione, sono solo dei pezzi di merda che meritano il carcere e la pubblica gogna.

P.s. aggiungo un altro punto di vista sulla sempre colpevole stampa.

venerdì 1 novembre 2013

Scontrini.


Perché non chiedete lo scontrino al bar?

I baristi (certo non tutti ma ce ne sono tantissimi), hanno questa peculiare caratteristica di fare generalmente lo scontrino solo a chi lo chiede e memorizzano il cliente, ovviamente se è abituale, battendo lo scontrino come se chiedesse “il solito”.
I cinesi, ormai gestori del cinquanta per cento dei bar, si sono adeguati e purtroppo oltre la lingua hanno imparato che in Italia “si fa così”, o meglio, che “fare così, si PUÒ ”.

Naturalmente non differiscono dai loro omologhi tricolore perché anch’essi se sanno che tu lo scontrino lo vuoi, accontentano tranquillamente il tuo bizzarro feticismo.

E fin qui tutto chiaro. Quello che non capisco cioè dove proprio non arrivo è perché il cliente, cioè TU, non chiedi lo scontrino. Te lo dovrebbero dare d'ufficio, naturalmente, quindi stiamo parlando di una situazione storta di base, ma stando così le cose allora io domando: perché?

- Perché sembra brutto?

- Perché pensi che tutti devono vivere?

- Perché non ci pensi/sei distratto?

- Perché inconsciamente/palesemente vorresti fare/fai il nero anche tu?

- Perché è una protesta contro lo Stato?

- Perché ami le foreste e non vuoi che si sprechi carta?

- Perché è roba da “Furio” di ‘sta minchia e temi che le donne ti scansino?

- Perché lo fanno tutti/tanto non cambia niente?

- Perché non sai/non capisci che le tasse che quello (non)paga (non)andranno per l’ospedale dove tua madre si opererà di cataratta?

Nessuna di queste è una giustificazione sufficiente e/o accettabile ma giusto per curiosità… Perché?

Se non lo fai perché finora nessuno ti ci aveva fatto pensare, ecco, forse questo post di ‘sto cavolo, magari ha colmato la lacuna. Benvenuto tra quelli che lo scontrino lo chiedono.