La questione dei
“matrimoni” gay, ovvero della legalità/ufficialità delle unioni tra persone
dello stesso sesso, è un dibattito che con il solo fatto di esistere dà la
misura dell’arretratezza nonché piccolezza di mentalità del Paese in cui il
dibattito avviene.
Più precisamente la
misura “della democrazia e della politica” del Paese in cui la questione è
oggetto di controversia.
È ovvio che il tema
è “caldo” in nazioni come l’Italia dove il cattolicesimo ha dominato per secoli
permeando della sua chiusura mentale nonché della sua cultura del Terrore (Inferno?
Nascere già col Peccato?.. maccheccazzostateaddì!) oppure nel mondo islamico
dove sono messi ancora peggio.
L’errore che si fa
qui in Italia, comunque, è usare la parola “matrimonio”, che richiama quello in
chiesa. Dato che quello è un club dove possono seguire le regole che vogliono, perché
rompere le scatole a loro? Anzi, quel mondo là, papa Bergoglio compreso,
andrebbe trattato come l’Abre Magique in una macchina, invece gli si dà
l’importanza delle ruote.
Vero è che gli
accordi e gli scambi tra poteri forti si fanno realmente sulle terrazze di
piazza Navona, dove alla cena organizzata dalla nota giornalista radical chic,
intervengono il cardinale, il direttore generale della TV di Stato, il
banchiere, l’editore, il palazzinaro e il ministro, che con un “sì” o con un “no”
reciproco smuovono milioni, consensi ed equilibri. È più o meno tutto lì.
Ora, se una coppia di gay si sposa, naturalmente non toglie nulla alle unioni etero
(perché, dimenticavo, il nocciolo della questione è tutto qua, nessuno si batte
o contesta unioni e “patti” di mutuo soccorso tra amici anziani o di altra
natura, il problema è solo con i “froci”, punto), quindi si potrebbe provvedere
in trenta secondi a cambiare le cose ottenendo di colpo circa un milione di
vantaggi.
Che nel dibattito
tra gli aspiranti segretari del Pd questa sulle unioni omo sia stata, nel
2013, tra le domande poste ai candidati la dice lunga su come siamo messi.
P.s. dato che
Berlusconi c’entra sempre, l’ascesa al potere di quel pisello semovente è stata conseguenza (e poi concausa) del punto in cui è l’atteggiamento della gente nei
confronti delle cosiddette “coppie di fatto”.