sabato 26 ottobre 2013

Artisti o impiegati.




Prendetela come volete ma la mia teoria è che oltre agli “uomini” e i “caporali” di cui parlava Totò (i primi vessati dai secondi sotto diverse forme in qualunque campo) il mondo si divida anche in “artisti” o “impiegati”.

Nessuna delle due categorie ha un merito rispetto all’altra, semplicemente bisogna tenere presente che se si sceglie di essere “artisti” (riduttivamente: liberi professionisti) non si può pretendere di avere anche i vantaggi dell’ “impiegato”.

Viceversa, se si vuole essere o ci si sente per indole “impiegati”, è sciocco pretendere pure le comodità (poter evitare il traffico delle ore di punta per esempio) degli “artisti”.

La differenza tra i due è sostanzialmente nella mentalità di approcciare il lavoro ed i tempi ad esso correlati. L’ “artista”, che può essere un avvocato, un medico o un prete non ha la stessa scansione del tempo dell’ “impiegato”, pertanto la Domenica è come il Lunedì e Natale può essere un giorno come un altro.

L’ “impiegato” desidera certezze, possibilmente uno stipendio sicuro, le ferie… ecco le ferie. Per un artista, specie nel mondo dello spettacolo, le ferie sono una iattura. Vacanze, sì, certo, un po’ di riposo lo anela ma oltre un tot diventa inattività, panico.

Io ho scelto di essere un “artista” per cui il sabato sera non ho bisogno di uscire per “staccare” e questo mi fa felice. A Capodanno ho sempre cercato di lavorare e l’ambizione di crescere per arrivare al “top” (cosa che nell’ “impiegato” è di certo presente ma in misura minore) mi spinge a non desiderare che arrivino prima possibile “le 17.00”, anzi…

Questo è tutto. Ce l’avevo in mente da anni ed ora l’ho messo nero su bianco.

P.s. anticipo già chi dirà: “Magari! Ma ci sono impiegati che fanno orari totalizzanti da “artisti” senza manco i vantaggi…”. Ok, sì certo, io parlavo di scegliere un gioco e cercare di accettarne le regole, tipo nel calcio non poter toccare la palla con le mani. Disfunzioni ed anomalie, ovviamente, sono all’ordine del giorno.

P.p.s. nello show business i fuochi di paglia e le meteore sono infiniti ma chi sta “là” da venti o trenta anni non è per culo ma è perché nella sua vita non ha pensato ad altro H24.


3 commenti:

  1. Ciao Claudio, discorso interessante. Io non saprei definirmi, visto che faccio un lavoro "normale" per vivere ma mi piace molto scrivere, ed è un'attività da cui non sento mai il bisogno di staccare, anzi. Però la mia forma mentis è creativa, c'è poco da fare.

    RispondiElimina
    Risposte
    1. Il punto è che la vita è più complicata di così... Nessuno è mai solo "uomo" o "caporale" e quindi o "artista" o "impiegato... Abbiamo dentro tutte le parti (come una specie di Village People interiore) e di quando in quando siamo l'una o l'altra cosa. Generalizzare e semplificare come ho fatto non ha ovviamente pretesa di Verità ma è solo una piccola suggestione. Magari andando avanti nella vita uno un'idea di sé e di quello che vuole riesce a farsela ed è questo un po' il senso del post... :O)

      Elimina