domenica 11 maggio 2014

Il lavoro debilita l’uomo.




Per moltissimi italiani il problema non è il lavoro che manca ma quello che c’è.

Premesso che molti capi sono imbecilli, incapaci, tronfi ed odiosi.
Premesso che non tutti hanno la fortuna di fare il lavoro che gli piace.
Premesso che esiste lo sfruttamento.
Premesso tutto ciò, esiste però anche una pletora di persone, che conosco e che ho conosciuto, per le quali il lavoro è solo quel fastidiosissimo intermezzo tra un momento e l’altro della vita “vera”.

Quando la gente manifesta per “il lavoro” (tra l’altro: l’occupazione per i giovani, certo, perché i cinquantenni sono tutti ben impiegati e se vengono licenziati, le aziende li vanno a cercare a casa) ecco, io mi domando ma “quale” lavoro?

Impiego a tempo indeterminato, direttore generale in tre mosse, stipendio un filo sotto Marchionne e possibilmente come mansione principale ricevere massaggi con l’aloe?

Ma di quale lavoro stiamo parlando, che l’Italia è una Repubblica fondata sulle ferie, i ponti, le feste comandate e se non fosse per i cinesi, la domenica uno potrebbe morire (fatevene una ragione: compreranno tutto ma siete voi che vi siete mangiati la dote).

Dite la verità, voi non volete il “lavoro”, voi volete “i sòrdi” (pronuncia la “o” aperta di “volta”…), scritto in romanesco perché rende meglio l’idea.

Per carità, tutto giusto, tutto legittimo ma allora siate (e dico siate perché io il lavoro che faccio non lo apprezzo e gradisco… lo amo proprio…) onesti e dite che il lavoro, quello per cui si fanno cortei e proteste nei talk show, una volta che c’è, poco dopo che l’avete avuto, anziché benedirlo pregate Dio di scansarlo.

Chiudo questo piccolo sfogo con un pensiero speciale a chi durante il lavoro non solo si lamenta ma lo fa male…
a tutti che hanno che fare con il pubblico ed hanno l’aria scazzata…
al medico che neanche ti guarda in faccia…
al quelli che dicono "si è sempre fatto così"…
ai dirigenti che pensano che “capo” è pretendere il massimo dando il minimo…
a tutti coloro che… (E qui l’elenco potrebbe, purtroppo, continuare all’infinito)

Ecco, a questi, a proposito di “ponti”, auspico che dopo quelli feriali finiscano sotto ad uno vero, a scelta, presso qualche fiume e che presto li accolga nel suo seno una piena.

Auguro buon lavoro a tutti (di trovarlo ed onorarlo, nei limiti di ragionevoli compromessi, che quando non c'è sono dolori veri).

3 commenti:

  1. Trovo molto importante questo suo post, non solo perché punta l'indice su un atteggiamento diffuso che personalmente definisco malcostume, ma anche e soprattutto perché mostra come le parole più semplici, dirette, inequivocabili abbiano ormai in Italia più significati. Credo sia questa la vera crisi che stiamo attraversando, adesso così economica, ma da molto più tempo culturale e sociale. Sono innumerevoli gli atteggiamenti paragonabili a quello che ha descritto lei, potenti come microcariche esplosive piazzate nelle fondamenta della nostra vita individuale e quindi sociale.Grazie per averne scritto, la sua è sempre una visione da ogni lato, rarissima, un bene di prima necessità divenuto di lusso. Grazie.

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    1. Grazie sempre per l'apprezzamento! In effetti in Italia c'è una subcultura molto ben radicata che fa sì che "brave persone", cioè non quelli che seppelliscono i rifiuti tossici nella Terra dei Fuochi, tengano comportamenti, abitudini ed atteggiamenti nelle cose minute di tutti i giorni, talmente irresponsabili da sconfinare in una sorta di "piccola criminalità".

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  2. Sì, proprio così, e questa "piccola criminalità" è una delle cause di un altro male che affligge la società italiana: la corresponsabilità. Distinguendo, però. Non si tratta infatti solo di corresponsabilità a livello di illegalità o di mentalità. Si tratta anche di una corresponsabilità che ci rende uguali a chi ci rappresenta in modo disonesto, o a chi agisce illegamente accanto a noi in modo palese, come se noi sapessimo di non essere migliori e quindi fossimo portati a tollerare certi comportamenti per non mettere in discussione i nostri. Il clima preelettorale mi porterebbe ad analisi molto più dettagliate, ma mi appello al fatto che, contrariamente agli argomenti di cui si parla in Italia, le elezioni di domenica prossima sono altro, trattano i temi che ci stanno a cuore da un altro livello, da altre prospettive, quindi mi trattengo. Aggiungo solo che non basta la rumorosa ribellione a un certo potere per ristabilire l'integrità morale di un Paese. Non dopo vent'anni di malcostume fatto status, nobilitato dal denaro e confezionato lussuosamente. Ci vuole altro. Ci vuole l'abbecedario.

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