venerdì 29 maggio 2015

Troppo semplice.



All’inizio furono i semi. Davano fastidio quando mangiavamo la frutta.
Poi fu il masticare a lungo. E poi il masticare del tutto.
Anche deglutire, dopo un po’, risultò scomodo. Così usammo le flebo.
Ma pure mettere l’ago, però, era una seccatura stratosferica. Infatti durò pochissimo perché provvidenzialmente vennero le inalazioni.
Grossi respiri, comodamente seduti, immobili, dato che fortunatamente facevano tutto le macchine e le app autosufficienti. Riuscimmo ad evitare anche i comandi vocali.
A quel punto, per la verità, dato che le energie spese erano ridotte al minimo, le sostanze nutritive che servivano erano pochissime.
Il sesso e le relazioni umane già da tempo erano diventate dapprima virtuali (ma poi anche cliccare su “mi piace” costava fatica) in seguito divennero praticamente simboliche ed infine inesistenti. Semplicemente perfette e la perfetta semplicità.
L’ultimo a sparire fu il pensiero. Via via tornò in breve allo stato primordiale con associazioni causa effetto elementari. Sete/acqua, diverso/paura, non io/nemico, niente/rassicurazione-tranquillità-quiete.
Quelli che vennero dopo, millenni dopo, non si sa da dove, dedussero che l’Umanità si era estinta a causa di un meteorite, che in effetti era caduto, però circa duecento anni dopo la fine vera. Ma quelli che vennero dopo non potevano immaginarlo. Un po’ perché gli indizi erano andati perduti e un po’ perché ragionavano ancora in maniera troppo complicata. Erano ancora troppo poco avanzati. Per il momento. Poverini.

4 commenti:

  1. La cosa che rende speciale questo piccolo testo, secondo me, è che è stato scritto. Il suo essere "scritto" è una specie di ampiamento del testo stesso, una sorta di sequel, cui ci si avvicina appena il racconto finisce. Sull'ultima riga non si è più sicuri di essere i protagonisti del racconto e nemmeno "quelli che vennero dopo", ma appena si ricollega il percorso descritto alla mano dello scrittore, alla scrittura, allora chi legge diventa ogni figura di questa storia: l'Umanità estinta, quelli venuti dopo, quelli che leggono ed anche un po' l'autore, perché è stato capace di intrecciare in questo racconto pensieri che sono in tutti noi. Un esercizio di critica che porta all'autocritica, un riflesso nitido che in un punto del racconto è quasi una fotografia: " Semplicemente perfette e la perfetta semplicità"
    Grandissimo talento. Mi perdoni se non so esprimerle la mia ammirazione senza ripetermi!

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  2. Risposte
    1. Sempre gentilissima nei miei confronti! Non sono un letterato nel senso classico del termine, né tantomeno uno scrittore "vero", ma mi accorgo che l'ispirazione ed il prodotto che viene fuori dalla convinzione in quello che si dice, oltre ad una visione del mondo "laterale" e personale, fanno emergere qualcosa di interessante. Per cui mi "becco" i complimenti, sempre graditi, che mi spingono a cercare di continuare così. Grazie ancora! (Anche per trovare spesso dei "retrogusti" ai quali non avevo minimamene pensato!)

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  3. Come "Maria Doge" leggo sempre i suoi post su FB e li trovo atraordinari, perché sono intelligenti e in poche parole esprimono concetti molto ampi e suggestioni e inviti alla riflessione. Ogni tanto però torno qui a leggere questi "post", perché sono bellissimi e i pensieri che contengono e che suggeriscono fanno bene alla mente. Grazie :)

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