Prendendo spunto dalla frase
della Presidente della Camera, Laura Boldrini, che più o meno parlava di una
satira “sostenibile” mi viene in mente quanto segue.
Punto primo: io posso dire e
fare quello che voglio e tu non mi devi ammazzare. Per quanto sia grande
l’offesa tu non mi devi e non mi puoi ammazzare.
Se c’è una religione che
prevede l’uccisione di qualcuno, sbaglia la religione, non sbaglio io a fare
alcunché.
Se invece la religione non
prevede nessun omicidio ma è una malata interpretazione del fanatico di turno,
allora ancora meglio posso e devo dire quel che voglio senza pensare di essere io in
torto.
Secondo punto: se io
offendo, quindi non posso neanche appigliarmi al diritto di satira (questione
molto sfumata sui limiti del campo in questione), esistono leggi apposite delle
quali avvalersi nelle sedi opportune.
Ma se ci sono appunto dei
fanatici che interpretano male un dettame, non è forse il caso di essere
prudenti e non offendere? No.
Offendere è senza dubbio
sbagliato quindi forse è opportuno evitare e cercare di passare meglio possibile questo tempo su questo pianeta senza rompere, ma cosa si intende per “offesa”? Se chi
critica attraverso la satira lo fa male perché non usa invenzioni
comico/letterarie sorprendenti; non denuncia efficacemente la “magagna” o la
contraddizione o l’ingerenza del soggetto preso di mira, facendo ridere e/o
sorridere, pertanto sconfina nell’offesa vera e propria, poi ne risponderà per
legge. E la legge stabilirà se ha torto o ragione. Punto.
Inoltre c’è da stabilire dov’è
il confine dell’offesa, ma in una società civile e complessa, ci
vogliono tempo, strumenti e professionalità che son lì apposta.
Tornando al punto del
fanatico che ammazza, qui sta l’obiettivo: eliminare la causa di tale
comportamento, ossia l’ignoranza. E l’ignoranza si combatte con la cultura,
l’ironia (raffinato gioco per cui si dice una cosa per dire il contrario), il
senso dell’umorismo (altro strumento che fa la differenza) e la Conoscenza.
Per concludere: non esiste
la satira sostenibile. Io dico il cacchio che mi pare e poi ne rispondo e se
c’è qualcuno che ammazza, io devo lavorare a lungo termine, proprio grazie alla
conquistata libertà in mezzo mondo di dire quel cacchio che mi pare, acciocché
quella condizione malsana venga eliminata. Per ciò che mi riguarda io vedo una delle origini della disfunzione proprio nelle religioni, in qualsiasi tipo di
credenze fideistiche o idolatre e nelle superstizioni. Proprio in quest’ottica,
mi sento di difendere il satirico che dice il cacchio che vuole e niente e
nessuno ha diritto di ammazzarlo.