In Italia spesso la critica diventa tiro al piccione per cui se scendesse Cristo e moltiplicasse di nuovo i pani e pesci qualcuno avrebbe da dire che i pesci però non sono orate e il pane, cacchio, è senza olive oppure che non è ai cinque cereali.
Fabio Fazio e Celentano non sono certo Cristo anche se i loro programmi hanno dignità di cittadinanza nella fascia mattutina della domenica tra l’Angelus e a Sua Immagine, però le loro trasmissioni, pur criticabili, nel panorama desertificato della Tv italiana sono fiori che un minimo odore ed un po’ di colore li hanno.
Se la musica o le canzoni devono essere appaltate ai cosiddetti talent con particolare riferimento a “Ti lascio una canzone” (a cui rispondo “no, lascia questa dimensione, nel modo che preferisci, tu, gli ideatori di questa merda e soprattutto ‘sto catalogo di psicopatologie che sono i genitori dei ragazzini), be’, dicevo, se questa è l’alternativa, viva dieci, cento, mille Celentano.
Per quello che riguarda Fabio Fazio, che evidentemente viene pagato per ogni volta che dice “straordinario”, infatti è miliardario, mi piace quando c’è il tizio che parla di quadri, quando posso ascoltare una testimonianza inedita e pure quando Saviano dice cose che Paolini direbbe meglio ma Celestini peggio.
Insomma, la Tv è un cassonetto e difatti più che un canone paghiamo la tassa sulla mondezza, ma rovistando qualche pezzo da salvare dalla discarica c’è.
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