domenica 27 gennaio 2013

Quei bravi RAIgazzi.


A volte è scomodo essere un cittadino corretto, ma tant’è, le regole le accetti o non le accetti perché non è che puoi decidere di affiliarti ad Al Quaeda e pretendere di avere “Born in U.S.A.” come suoneria del cellulare.

Le tasse vanno pagate, non c’è dubbio, e versare tributi che permettono ad un pensionato di operarsi in una struttura pubblica costruita anche (diciamo soprattutto, eh, evasori bastardi!?) grazie ai soldi miei, non solo lo trovo giusto ma mi inorgoglisce.

Ma pagare il programma ad uno spettatore di “Ti lascio una canzone” o di Giletti, quello, sinceramente, mi fa capire come si sentiva King Kong in cima all’Empire State Building. Molto contrariato.

Nel caso del canone Rai, più che una tassa mi sento di aver subito un’estorsione. È un balzello iniquo perché i vari Augias, Angela e Gabanelli si possono pagare con la pubblicità, visto che ce n’è e pure tanta, come nelle tv commerciali.

Inoltre, giusto per la cronaca, io non ho neanche l’antenna, ho solo la parabola, quindi pago solo per i suddetti motivi e per il futuro mi auguro di vivere abbastanza affinché il cosiddetto nonché disatteso “servizio pubblico”, che vive prevalentemente delle sue “teche” (per il resto è mondezza vera) non mi imponga più questo schifosissimo pizzo.

2 commenti:

  1. L'errore di fondo della tv pubblica è stato quello di voler fare concorrenza alla tv privata, facendosi così trascinare in un abisso che in confronto la fossa delle Marianne è una pozzanghera.
    Te l'immagini adesso un programma come "L'almanacco del giorno dopo", dove si faceva, diciamolo a bassa voce, "cultura"?
    Perderebbe contro il fantastico quiz in cui Bonolis fa spettacolo con anziani e persone con evidenti problemi psichici.
    E poi chi l'ha detto che l'unico parametro di giudizio sono gli ascolti?
    Che finaccia.

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    1. E' esattamente così, infatti gli ascolti sono tutti a picco e non è un caso. W Sky!

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