giovedì 12 dicembre 2013

Smoke gets in Uruguay.




Se in un qualunque consesso, dal salotto di zia Maria al Congresso dell’ONU, provate a buttare là l’argomento “gatti”, nella fattispecie con la frase: “Belli i gatti ma preferisco i cani perché sono più affettuosi”, vedrete che sarà come aver gettato un tricktrack in mezzo ai piccioni a piazza San Marco.

Poco dopo, inevitabilmente, qualcuno dirà: “Sì, vero… però non è sempre così perché il gatto mio…”. Seguono episodi comprovanti la replica.

Lo stesso è con l’argomento “canne”, intese non come elemento attinente allo zucchero o ai supporti per pomodori, pertanto so a cosa vado incontro con questo post.

In Uruguay hanno liberalizzato la marijuana instillando in molti una speranza che il mondo stia cambiando e che domani possa succedere anche qui in Italia.

Questa della liberalizzazione delle droghe leggere è, come altri, un argomento molto controverso perché sia i “pro” che i “contro”, a starli a sentire, hanno delle convinzioni tenacissime nonché delle argomentazioni inoppugnabili.

Io vi dico cosa ho potuto constatare di persona. Solo questo.

Tutte le persone da me conosciute che facevano uso di marijuana, non vedevano l’ora di farsi una canna. Anzi no, meglio, sembrava che qualunque attività svolta a casa, (una pizza, un film o altro) fosse solo il preludio al divertimento vero che sarebbe venuto dopo, cioè farsi le canne. Anche fuori casa era lo stesso ma con meno eccitazione.

Non c’era UNA volta, dico UNA, che mancassero di farsi uno spinello. Ed intorno a quello c’era tutto il rituale fatto di preparazione, godimento del proibito e di pregustata sensazione di benessere che è parte integrante dell’uso del “fumo”.

Tanto per non tediare oltre, nessuno mi convincerà mai che quella dell’erba non sia una dipendenza, se non chimica, sicuramente psicologica e nessuno mi toglierà mai dalla testa che ora, come per i gatti, immancabilmente qualcuno dirà: “Sì, vero… ma non è sempre così, io me ne faccio una ogni tanto senza per questo…”. Seguono episodi, ecc…

P.s. anticipo anche: “E allora le sigarette? E l’alcol?”. Ok, per questo il dibattito è infinito.

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