mercoledì 15 gennaio 2014

Che due Marò.




Dato che in questa rivoluzione "da social" (che annovera tra le sue fila molti partigiani col mouse sempre in resta), ci si occupa in modo random della faccenda dei due Marò salvo poi dimenticarsene prima dell'aperitivo, adesso che non se ne parla vi dico come la penso io. 
  
Ogni tanto viene fuori che il “governo” Indiano (in realtà magari è il Pubblico Ministero che ha ipotizzato la richiesta, ma in genere è addirittura una bufala) “vuole” per i due Marò la pena capitale.

Bene. Non è che per il fatto di essere italiani i due hanno ragione a prescindere.

Non è che per il fatto di essere italiani io debba dargli tutta la mia solidarietà.

Italiano io lo sono per caso, perché sono nato qui, ma se questi due hanno commesso un reato e per di più grave come l’omicidio, e non per difesa, meritano una condanna.

Se il paese che li detiene prevede la pena di morte è padronissimo di applicarla ai due rei se ritenuti tali.

Poi è ovvio che la pena di morte deve essere abolita in tutto il pianeta senza "se" e senza "ma", però è un dibattito che va fatto indipendentemente dal caso specifico.

Ferme restando queste premesse io non scendo certo in piazza a bruciare le bandiere indiane perché i due arrestati sono italiani o peggio ancora perché sono due nostri militari che difendono per noi una presunta pace o patria.

Il Mondo è un po’ più grande di come lo intendono quelle persone pronte ad indignarsi (sempre via Facebook, è chiaro) non appena leggono una cosa che gli “altri” fanno nei confronti dei “nostri”.

Ecco, è questa divisione spicciola e palliativa che sarà difficile da superare perché “noi” e “loro” sono ripartizioni rassicuranti spesso di comodo e ancora più sovente sbagliate.
Io sono un maschio, italiano, di Roma, cinquantenne ma càpita che con parecchi esponenti di ognuna delle quattro categorie io non abbia e non voglia nulla a che spartire.

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