giovedì 14 agosto 2014

Diritto all’oblìo.



 
Sì, va bene, certo, in assoluto avere un “diritto” in più è sempre auspicabile e sarebbe bello se in Italia, a livello governativo diventasse una moda di tendenza. Ma qui ancora non siamo così avanti, rispetto al Medioevo sì è aggiornata solo la forma: oggi le streghe si bruciano col fotovoltaico.

Ma il “diritto all’oblìo”, diciamo la verità, chi è che lo vuole veramente? Cioè, magari a volerlo lo desiderano tutti ma ad applicarlo sarebbero in tre di cui un paio latitanti storici ed il restante, un asceta con l’alitosi.

Per il resto mi par di capire che noi come “socialari” (frequentatori di social network) aspiriamo proprio al contrario.

Suvvia, siamo sinceri: se scriviamo una qualsiasi cosa su Facebook è perché desideriamo far sapere al mondo il nostro pensiero e come siamo. Ed il bello è che siamo tutti migliori della masnada di pirla che a differenza nostra postano cose sciocche e banali! 

Se davvero volessimo essere “segreti” e praticare così devotamente la nostra “privacy”, terremmo un diario personale con lucchetto, chiuso nel cassetto, e saremmo più romantici cloni di Violetta che moderni figliocci di Mark Zuckerberg.

Altro che oblìo, noi aspiriamo all’Eternità. Ed oggi grazie alla Rete si può.
È il sogno di tutti, da sempre: vincere la Morte. Ieri l’essere umano si è inventato le religioni e più o meno in contemporanea l’Arte, poi, oggi, in una sorta di Ikea dell’immortalità, ognuno ha la possibilità di non sparire realmente del tutto lasciando una traccia di sé e per di più senza necessariamente fare figli, sistema tradizionale molto efficace ma molto più costoso a tutti i livelli.

Dite la verità: ma davvero, se ne aveste la (sacrosanta) possibilità, rinuncereste a fissare in modo sempiterno nel tempo e nello spazio l’immagine della carbonara che avete mangiato oggi oppure il sentito e commosso ricordo di quell’attore la cui dipartita, siamo onesti, a questo punto è un po’ meno importante e significativa della vostra toccante frase o sapida battuta tramandata ai posteri?


mercoledì 18 giugno 2014

Family day.


In questi giorni la cronaca sta mettendo in luce la parte peggiore dell’essere umano: il giornalista di “nera”.

Lungi dall’arrivare alle vette di Bruno Vespa, Federica Sciarelli, Salvo Sottile ed altri mangiatori di morte (cit. Michael Crichton, giusto per far vedere che un libro in casa ce l’ho pure se ho letto solo il titolo), questi probi lavoratori della stampa si prodigano nel raccontare, con strenua ricerca di immagini efficaci, ciò che concerne intorno a due efferati delitti.

Uno di questi è il clamoroso “caso di Brembate”, in cui pare sia stato trovato l’assassino di Yara. La prova del DNA lo inchioda ma prima di giudicare bisogna accertarsi che sia almeno un po’ straniero (preferibilmente romeno) altrimenti l’italico razzismo ne risente un bel po’.

Essendo un assiduo lettore dell’Amaca di Michele Serra (ATTENZIONE: spoiler. Di Repubblica si dice che ci sia una cosa buona, be’, è quella) in un pezzo di qualche giorno fa egli ha fatto la stessa riflessione che è venuta a me e non mi pare il caso di andarglielo a dire, poverino, magari già ha i guai suoi.

Perché quindi dire la mia dopo che Serra l’ha detto sicuramente meglio? Per lo stesso motivo per cui esiste il cuoco stellato e il kebbabaro.

Comunque, la cosa è molto semplice: la maggior parte dei delitti, come anche questi due, attuali protagonisti della cronaca, sono avvenuti in famiglia.
Ecco, basta. Chi parla (preti, politici, benpensanti di ‘sta fava) di “famiglia” come nucleo incorruttibile ed ideale, in special modo quello composto da padre, madre e figli, inganna il prossimo. Nel migliore dei casi (ma non c’è) lo fa credendoci veramente, nel peggiore invece opera una truffa dolosa per voti, potere o altro.

In questi secoli si è spacciata la famiglia come valore assoluto mentre essa soggiace alle leggi della Natura e dell’anima esattamente come tutti gli altri agglomerati umani e forse anche di più perché i parenti neanche te li scegli.

Per chiudere, l’ultimo inganno l’ho sentito da Maurizio Sacconi (persona assai sgradevole di suo e forte di orridi precedenti) il quale ha ripetuto come pure fece Rosy Bindi una falsità palese che però nessuno si premura mai di andare a verificare, ovvero che la Costituzione “dice che il matrimonio è solo quello tra uomo e donna".

Qui c’è l’articolo. Vedete voi stessi. Comunque l’articolo 29 dice questo:

Art. 29.
La Repubblica riconosce i diritti della famiglia come società naturale fondata sul matrimonio.

domenica 15 giugno 2014

ACCADUEO.



 
Lo ammetto: questo è un uso privato del mezzo privato che è il mio blog.

Avete mai pensato al fatto che avere l'acqua in casa, che esce da un tubo nel muro, sia una specie di miracolo? 
No, forse no, certo… va be’, è normale, è una cosa acquisita. Sarebbe un po’ come stupirsi di respirare o per Brad Pitt avere la Jolie sotto la sua doccia (e viceversa). Bello, eh, va bene, ma ormai si sa, ad un certo punto passiamo ad altro.

Ma pure che premete un pulsante ed una cascatella di acqua potabile, fluff!, va letteralmente nel cesso mandando via le nostre evacuazioni? 
Bello un casino, no? Cioè, a me pare una cosa enorme perché sinceramente farmi dei chilometri per portare acqua (ah, particolare interessante: senza bere si muore in 4-5 giorni) dentro una tanica in testa, be', oh, lo ritengo più faticoso che leggere un libro di Eco.

Altra cosa: voi "grandi" (perché i giovani sono già nati direttamente in un altro mondo) quand'è che avete iniziato a pensare che l'acqua del rubinetto "non si può bere"?
Io mi ricordo le cozze e il colera, le arance e il mercurio, la mucca pazza, il pollo e l'aviaria ma la direttiva in cui si diceva che l'acqua di città, ad un certo punto, dovesse PER FORZA essere sostituita da quella in bottiglia del supermercato, non mi sovviene mica quando è stata diffusa.

D'accordo, ci piace l'acqua frizzante quindi evviva, vuol dire che tutta questa crisi, dal momento che stiamo parlando di un vezzo riguardo una cosa VITALE come l'acqua, allora non è proprio verissima. Meno male.

Detto ciò non vi tedio oltre, tranne per un’ultima questione. Avete mai pensato se l'acqua, che oggi pagate 30 centesimi un litro e mezzo (volontariamente perché si ha disposizione, ottima, quasi gratis) doveste pagarla invece 50 centesimi o un euro mezzo litro? Ah, no, già succede perché tale è il prezzo delle bottigliette nei distributori della stazione Centrale a Milano o alla Termini di Roma.

Allora cambio: e se qualche cattivone (quelli che spandono scie chimiche o anche solo quelli che lucrano tipo la Mafia o multinazionali varie…) capisse che l’acqua può essere un business eccezionale e dato che “o paghi o muori”, ne facesse un monopolio?

Poco male, direte voi, tanto già l’acqua la pago tutte le settimane perché è normale comprarla e mio figlio beve acqua in bottiglia da quando è nato e poi ho l’omino che me la porta a casa… Basta che me la mettano poco…

Giusto. Avete ragione voi. Scusate il disturbo. Come non detto.

Se però pensate che l’acqua vada salvaguardata come DIRITTO FONDAMENTALE e che sprecarla e considerarla una merce è una bestemmia… Allora fate click qui. Magari vi va di sostenere un progetto che solleva (in modo piccolo piccolo) il problema. Ciao!


sabato 14 giugno 2014

Quella topa della Loren.



 
Questo non è un post contro Paolo Ruffini.

Scagliarsi contro il conduttore dei David di Donatello 2014, anziché contro chi ha deciso che lui fosse la chiave per “svecchiare” la manifestazione, non è solo guardare il dito invece della Luna ma per di più il dito è il mignolo del piede in un anfibio.

(Qualcuno pensa che il responsabile sia Marco Giusti, estimatore del trash a cui detta passione ha preso la mano tanto da fargli credere veramente e senza più ironia che certa mondezza fatta con la mano sinistra da una scimmia ubriaca sia “di culto”).

Tutta l’attenzione sulla vicenda si è concentrata sull’allocuzione “Bella topa” con cui Ruffini ha appellato Sophia Loren. Per l’esattezza la frase è stata: “Lei è sempre una topa meravigliosa”.

Dunque, a parte la solita punta dell’iceberg per cui un intero mondo e modo rappresentato da Ruffini (naturalezza neorealista, simpatia da amico del bar, ecc…) è stato sottovalutato a favore di una frase “eclatante”, il punto cruciale della questione è che non tanto Ruffini quanto la cultura profonda e radicata di questa società ritiene che Sophia Loren, ottantenne, sia ancora, diciamo così, “scopabile” come se questo fosse il complimento più bello e più gratificante che si possa fare a Sophia Loren e alle donne tutte.

Mi spiego meglio. La signora Scicolone è un premio Oscar, è un monumento della Storia del Cinema mondiale e tanto altro eppure lei DEVE essere ritenuta ancora bella e si capisce che lei stessa è sensibile all’argomento. Su quel tasto battono tutti in tutte le interviste e in tutti i commenti che la riguardano.

Questa donna è condannata ad essere bella, deve truccarsi in modo che i segni dell’età vengano nascosti o mitigati, ma soprattutto deve apparire non solo ancora in forma ma proprio COME ERA NEL 1954, al massimo del suo fulgore.

Ruffini non è la causa dello “scandalo” ma la sua conseguenza, egli è solo il palo e i mandanti sono altri, uomini e donne, che hanno preparato il “piano” da secoli e probabilmente resteranno incensurati per altrettanti decenni.

Ora, giusto per lanciare un grido nel deserto: cerchiamo, cercate, donne, di invecchiare bene e soprattutto molliamo la Loren alla sua naturale evoluzione anagrafica, poverina… è già la zia della Mussolini, non vi basta?

P.s. il botulino è brutto, il filler è brutto, le labbra gonfie, parodia di quelle carnose sono brutte, la fronte innaturalmente piallata di Nicole Kidman è brutta.


venerdì 6 giugno 2014

L’uovo e la gallina.




È nato prima l’uovo o la gallina? 
Difficile rispondere perché gente come Galan se l’è mangiati entrambi quindi non è più possibile fare ricerche ed esperimenti.

La politica è corrotta. Bene. Tutti a casa. Ladri. In galera.

Ora il punto è: ma questi che sono ladri, lo sono perché sono arrivati lì o sono arrivati lì in quanto ladri, ambiziosi, aspiranti a posti di potere e disposti a cedere a compromessi con un sistema più grande di loro, ma comunque con un certo compiacimento? Appunto: l’uovo e la gallina.

E al posto loro quindi, ora, chi ci mettiamo? Gente che viene “dal basso”, quindi gente onesta per definizione? Ma di cosa stiamo parlando?

La maggior parte dei cittadini di questo Paese è disposta (anzi è praticante devota) a tradire la “causa” o il mandato o il compito assegnato o le regole semplicemente per farsi i beatissimi cazzi propri.

Nelle coppie si tradisce il partner senza problema quindi perché, una volta arrivati a maneggiare milioni, ma anche “solo” centinaia di migliaia di euro, uno non dovrebbe cedere alla tentazione?

Sinceramente, nonostante io possa certificare che esiste un gran numero di persone integerrime, di base mi sento di dire che gli italiani sono un popolo semplicemente destinato a scomparire come gli etruschi o tanti altri e in questo non c’è niente di male, è nello stato delle cose.

Tanti singoli individui si “salveranno” (e sono anche tantissimi, ma poi “salvarsi” da che?) però la massa che è tesa alla piccola ruberia, alla furbizia, alla voglia di deroga delle regole, alla scorciatoia, sparirà sostanzialmente per un fatto evolutivo.

L’incapacità di “volare alto”, che come s’è visto non dipende dal livello di istruzione ma è trasversale, rivela un’atavica spinta alla sopravvivenza, a ricoprire il ruolo del “maschio alfa” ed altre cose molto primitive che si concretizzano in comportamenti che per il terzo millennio sono socialmente anacronistici nonché svantaggiosi.

Discorsi malinconici, disfattisti e qualunquisti? Forse, ma almeno non ci si illude che i “cittadini” siano per definizione meglio dei “politici” perché sfido chiunque a mettere la mano sul fuoco che la maggior parte di quelli che conoscete, una volta arrivati “là” non mangerebbero tutta la gallina oggi strafogandosi pure l’uovo di domani e per di più, al momento del conto, non direbbero: “Segni, paga lui”, cioè voi.