Oh-oh… è di nuovo l’otto marzo… e come ogni anno mi trovo di fronte ad un duplice imbarazzo. Il primo è se fare o no gli auguri alle trans che incontro nella piazza rincasando.
Il secondo è se fare o no gli auguri alle donne, perché se li fai, qualcuna ti può dire “Ma che festa e festa: è la commemorazione della strage in una fabbrica…” ecc… Se non li fai, sei un rozzo maleducato… Insomma, diciamolo, voi donne siete un po’ rompiballe… Ops… forse non è il giorno migliore per una considerazione del genere..!
Però davvero ogni anno mi trovo un po’ in imbarazzo, allora ci ho riflettuto e sono giunto ad una conclusione che terrò salda per gli anni a venire.
Ok, vada per gli auguri ma facciamoCEli, cioè, cerchiamo di scardinare un po’ la divisione di genere che, secondo me, falsa assai la prospettiva del problema.
Se un uomo uccide una donna, non è che per il fatto di avere il pisello io appartenga a quella congrega, perché quello non è un uomo, un maschio o altro: è un omicida. Ed il fatto che abbai ucciso una donna non lo rende più o meno colpevole.
Conosco donne e uomini parimenti idioti, disturbati, problematici, inadatti, incompetenti, disonesti e via dicendo, quindi, lungi dal voler azzerare la femminilità o mascolinità intrinseca di ognuno, io direi che sia giunta l’ora di scavalcare una vetusta divisione alimentata anche dalla giornata della donna.
Facciamo gli auguri, sì, ma facciamoli a NOI, auguriamoci tutti insieme di eliminare alla radice vecchi modi pensare, “tradizioni” di merda (l’infibulazione molto è anche perpetuata DALLE donne, nonne e mamme) auguriamoci, ma soprattutto diamoci da fare, per scardinare con la pratica e le azioni, le brutture trasversali della persona sulla persona.
Quindi buon otto marzo a noi.